740 156. La sua terribile sentenza di maledizione
colpiva quelli che con opere inique e cattivi esempi violavano
la santità dell'Ordine.
Gli fu riferito un giorno che erano stati ricevuti dal vescovo
di Fondi, due frati, i quali, sotto pretesto di un maggior
disprezzo di sé, coltivavano una barba più lunga
del conveniente. Il vescovo li aveva apostrofati: «Badate
bene di non deturpare con la presunzione di queste novità
la bellezza dell'Ordine».
Il Santo si alzò di scatto, e levando le mani al cielo,
col volto inondato di lacrime, proruppe in queste parole di
preghiera o piuttosto di maledizione: «Signore Gesù
Cristo, tu che hai scelto i dodici Apostoli, dei quali anche
se uno venne meno, gli altri però rimasero fedeli ed
hanno predicato il santo Vangelo animati dall'unico Spirito,
tu, o Signore, in questa ultima ora, memore della antica misericordia,
hai fondato l'Ordine dei frati a sostegno della tua fede e
perché per loro mezzo si adempisse il mistero del tuo
Vangelo. Chi dunque ti darà soddisfazione per loro,
se quelli che hai mandato a questo scopo, non solo non mostrano
a tutti esempi di luce, ma piuttosto le opere delle tenebre?
Da Te, o Signore santissimo, e da tutta la curia celeste e
da me tuo piccolo siano maledetti quelli che col loro cattivo
esempio confondono e distruggono ciò che un tempo tu
hai edificato per mezzo dei santi frati di questo Ordine e
non cessi di edificare!».
Dove sono quelli che si dichiarano felici della sua benedizione
e si vantano di essersi accaparrati a loro piacimento la sua
amicizia? Se, Dio non voglia, si troverà che hanno
mostrato le opere delle tenebre con pericolo del prossimo,
senza pentirsene, guai a loro, guai di dannazione eterna!
741 157. «I frati più buoni - diceva
- si sentono confusi per le opere dei frati cattivi, e anche
se essi personalmente non hanno peccato, vengono giudicati
dall'esempio dei malvagi. Proprio per questo mi trafiggono
con una spada acuta e me la ripassano tutto il giorno per
le viscere». Era soprattutto per questo motivo che si
sottraeva alla compagnia dei frati, perché non gli
capitasse di udire riguardo all'uno o all'altro qualcosa di
spiacevole, che gli rinnovasse il dolore.
E continuava: «Verrà tempo, in cui questa diletta
Religione di Dio sarà talmente infamata dai cattivi
esempi, che si proverà vergogna a uscire in pubblico.
Quelli che verranno in quelle circostanze all'Ordine, vi saranno
condotti unicamente dall'azione dello Spirito Santo, non li
contaminerà né la carne né il sangue
e saranno veramente benedetti da Dio. Non compiranno azioni
di grande merito, per il raffreddarsi della carità,
la virtù che spinge i santi ad agire fervorosamente.
Però sopraggiungeranno per loro tentazioni immense,
e quanti allora avranno superato la prova, saranno migliori
dei loro predecessori. Ma guai a quelli, che soddisfatti della
sola apparenza di vita religiosa, intorpidiranno nell'ozio
e non rimarranno saldi nelle tentazioni permesse per provare
i giusti! Perché soltanto chi avrà superato
la prova, dopo essere stato nel frattempo tribolato dalla
malizia degli empi, riceverà la corona di vita».